giovedì, 12 novembre 2009
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- Penso spesso al giorno in cui vidi il mare per la prima volta. Il mare è grande, il mare è vasto, il mio sguardo spaziava lungi dalla riva e sperava di trovare la libertà: ma in fondo c’era l’orizzonte. Perché ho un orizzonte? Dalla vita io attendevo l’infinito.

Thomas Mann, Cane e padrone e altri racconti, Torino, Einaudi 1980, trad. Clara Bovero

Delusione

(Titolo originale Enttäuschung)

Confesso che i discorsi di quell’originale mi sconvolsero; e neanche ora, temo, sarò in grado di ripeterli in modo che impressionino gli altri come impressionarono me quella sera.

Forse il loro effetto dipendeva soltanto dalla sorprendente schiettezza con cui me li espose uno sconosciuto.

Lo vidi circa due mesi fa, una mattina d’autunno, in piazza San Marco. C’era poca gente nella vasta piazza, ma le bandiere garrivano alla lieve brezza marina davanti al meraviglioso edificio variopinto; gli opulenti contorni fiabeschi e gli ornamenti d’oro risaltavano mirabilmente chiari su un delicato cielo azzurro; proprio davanti al portale maggiore, intorno a una fanciulla che spargeva granturco, s’era raccolto un enorme branco di piccioni, mentre altri, ancor più numerosi, accorrevano fa ogni parte: uno spettacolo incomparabile, di una bellezza fulgida e festosa.

L’incontrai allora, e, mentre scrivo, l’ho davanti agli occhi con straordinaria chiarezza. Era di statura appena media e camminava in fretta, curvo, tenendosi con le due mani la canna sul dorso. Portava una bombetta nera, un chiaro soprabito estivo e pantaloni a righe scure. Non so perché, lo presi per un inglese. Poteva avere trent’anni come cinquanta. Il volto, col naso un po’ grosso e due occhi grigi dallo sguardo vuoto, era perfettamente glabro; e sulle labbra gli guizzava di continuo un sorriso inesplicabile e un po’ ottuso. Ogni tanto, inarcava le sopracciglia, volgeva intorno uno sguardo indagatore, poi fissava di nuovo gli occhi a terra, diceva qualche parola tra sé e sé, scoteva il capo e sorrideva. Andava su e giù per la piazza, senza requie.

Da allora lo osservai ogni giorno, perché pareva non avesse altro da fare che andar su e giù per la piazza, trenta, cinquanta volte, col buono e col cattivo tempo, mattina e pomeriggio, sempre solo e sempre con quello strano contegno.

Quella sera, una banda militare aveva dato un concerto. Io ero seduto a uno di quei tavolini, che il caffè Florian dispone sulla piazza; finito il concerto, la folla, che sino a quel momento era andata su e giù ondeggiando fitta, cominciò a disperdersi; e lo sconosciuto, sorridendo come sempre con aria distratta, prese posto a un tavolino che s’era fatto libero accanto al mio. Passò il tempo; il silenzio si fece sempre più profondo e i tavolini intorno a noi era già tutti vuoti; ogni tanto s’avvicinava lemme lemme qualche ritardatario; una pace maestosa avvolgeva la piazza, il cielo si era coperto di stelle e sulla splendida teatrale facciata di San Marco brillava il mezzo disco della luna.

Io leggevo il mio giornale voltando a schiena al mio vicino, e stavo per lasciarlo solo quando fui costretto a volgermi a mezzo verso di lui; perché, mentre sino allora non gli avevo sentito fare un solo movimento, egli di punto in bianco si mise a parlare.

- È a Venezia per la prima volta, signore? – domandò in cattivo francese; e, quando mi sforzai di rispondergli in inglese, proseguì in un tedesco dialettale, con una voce bassa e roca, che cercava di schiarire tossicchiando:

- Tutto questo, lo vede per la prima volta? Ed è pari alla sua aspettativa? – Forse persino la supera? – Ah! non l’aveva immaginato più bello? – Davvero? – Non lo dice soltanto per apparire invidiabile e felice? – Ah! – S’appoggiò all’indietro e mi osservò ammiccando con un’espressione indefinibile.

La pausa che subentrò durò a lungo, e, non sapendo come continuare quella strana conversazione, stavo di nuovo per alzarmi quando egli si sporse precipitosamente in avanti.

- Sa, signore, che cos’è la delusione? – domandò a voce bassa e penetrante, mentre s’appoggiava alla sua canna con ambo le mani. – Non un insuccesso parziale, non un colpo fallito, ma la grande completa delusione, la delusione, che procurano tutte le cose, tutta la vita? Certo non la conosce. Ma io me la sono trascinata con me sin dalla fanciullezza, e mi ha reso solitario, infelice e anche un po’ strambo, non lo nego.

- Come potrebbe capirmi, signore? Ma forse mi capirà, se posso pregarla di ascoltarmi per due minuti. Perché a dirlo si fa presto.

- Mi permetta di ricordare che sono stato allevato in una piccolissima città, in casa di un pastore; nelle stanze linde regnava un patetico ottimismo da eruditi all’antica e vi si respirava una particolare atmosfera di retorica da pulpito, piena di quelle gran parole che servono per il bene e per il male, per il bello e per il brutto: parole che io odio ferocemente, perché esse, e forse esse sole, sono responsabili della mia sofferenza.

-Tutta di paroloni consisteva la mia vita, perché ne conoscevo soltanto i presagi immensi e chimerici, ch’essi suscitavano in me. Aspettavo dagli uomini il bene divino o il male diabolico; aspettavo dalla vita l’entusiasmo e l’orrore; mi struggevo di desiderio e bramavo angosciosamente quella realtà così vasta, l’esperienza, qualunque fosse: la felicità splendida e inebriante, il dolore più atroce ineffabile e imprevedibile.


postato da: DianeDiPrima alle ore novembre 12, 2009 08:03 | Permalink | commenti (11)
categoria:amore, riflessioni, sogni, arte, senza un perchè, sulla via di damasco
mercoledì, 11 novembre 2009
postato da: DianeDiPrima alle ore novembre 11, 2009 18:19 | Permalink | commenti (7)
categoria:cinema
martedì, 10 novembre 2009
#20    10 Novembre 2009 - 05:53
 


Why not......potremmo organizzare un incontro con un pò di amici qui a Pavia

il 22.11.2009

fra l'altro è appena iniziata una mostra d'arte abbastanza interessante. al Castello Visconteo.
Fatemi sapere.

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Qui sotto ho riportato i commenti al mio post precedente dove appunto è nata questa idea .
Fatemi sapere se Vi nteressa scrivendo alla mia mail:
incredilaura@gmail.com
postato da: DianeDiPrima alle ore novembre 10, 2009 23:05 | Permalink | commenti (4)
categoria:
martedì, 10 novembre 2009
Hai scritto
> Si potrebbe persino organizzare un incontro con tanti amici...
> Un sogno.

Allora appuntamento domenica 22 novembre mattina a Zoagli per guardare il mare d'autunno, incontrare amici e mangiare insieme?
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente guerreronegro

#18    09 Novembre 2009 - 20:14
 
Guerrero,
si potrebbe fare.
Ma c'è solo una cosa.
Io ho  qualche problema di logistica.
Potremmo spostare il luogo di incontro a Pavia.
Non c'è il mare ...il sogno si potrebbe avverare in parte.
Ma non si puo'  avere tutto,non ti pare?
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#19    09 Novembre 2009 - 20:55
 
Pavia dista da casa mia 3 ore, contro l'ora e mezza di Zoagli.
D'altronde Pavia non l'ho mai vista, mentre la costa ligure orientale la conosco abbastanza bene.
Quindi... why not?

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#20    10 Novembre 2009 - 05:53
 

Il dado è tratto.
why not......potrermmo organizzare un incontro con un po di amici qui a pavia.
fra l'altro è appena iniziata una mostra d'arte abbastanza interessante. al Castello Visconteo.
Fatemi sapere.

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#21    10 Novembre 2009 - 06:58
 
Un saluto... bel pezzo... :-)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente lo_struzzo_nero

#22    10 Novembre 2009 - 06:59
 
 

 

Las Meninas opera di Diego Velázquez

Dal 9 ottobre 2008 al 10 gennaio 2009 a Pavia, presso il Castello Visconteo, si potrà visitare una importante mostra, con una selezione di circa cinquanta opere della collezione di pittura spagnola dell’Ermitage, storicamente il primo tra i grandi musei d’Europa ad aprire una galleria ad essa dedicata, sarà esposta curata da Sergej Androssov, Svyatoslov Sovvateev e Susanna Zatti, co-promossa dal Comune di Pavia con il Museo Statale Ermitage ed organizzata da Villaggio Globale International.

L’esposizione la prima mai realizzata all’estero sulle collezioni spagnole dal Museo russo nasce grazie alla collaborazione scientifica e al protocollo internazionale siglato tra il Comune Pavia, con i suoi Musei Civici, il Museo Statale Ermitage e la Fondazione Ermitage Italia, e dal legame storico e culturale tra la Lombardia e la Spagna: un legame al quale la città pavese, insieme alla Università degli Sudi di Pavia, ha da sempre posto attenzione, ma che si sta traducendo in una fondamentale relazione internazionale di studio e ricerca con la città e l’Università di Girona in Catalunya.

Il siglo de oro verrà dunque fatto rivivere al Castello di Pavia grazie ad un importantissimo nucleo di opere,
in gran parte inedite e mai esposte in Italia, rappresentative della migliore pittura spagnola del XVI e XVII secolo, tra cui tele di alcuni dei grandi protagonisti della scena artistica internazionale come Velazquez, Murillo, de Ribera, de Zurbaran e Pereda.

Eccezionali testimonianze dello sviluppo dell’arte figurativa nella penisola iberica e in particolare nei maggiori centri della corte madrilena, di Toledo, di Siviglia e di Valencia, per una mostra promossa da Comune di Pavia, Associazione Pavia Città Internazionale dei Saperi, Fondazione Banca del Monte di Lombardia e Museo Statale Ermitage, con il patrocinio della Provincia di Pavia, la collaborazione della Fondazione Ermitage Italia e dell’Università di Pavia e il sostegno, come main sponsor, del Banca Popolare di Lodi: dal realismo rinascimentale – influenzato della pittura fiamminga e da quella veneziana al grande trionfo barocco, assolutamente originale per ricchezza espressiva e tecnica sopraffina, apportatore di un’eredità luminosa per tutta la pittura seicentesca del vecchio e nuovo.

Pavia – dal 9 ottobre 2009 al 10 gennaio 2010 “Da Velazquez a Murillo” CASTELLO VISCONTEO – MUSEI CIVICI Viale XI Febbraio 35 (27100) museicivici@comune.pv.it http://www.comune.pv.it/museicivici
free admittance, ufficio stampa: VILLAGGIO GLOBALE, LUCIA CRESPI, curatori: Sergej Androssov, Svyatoslov Sovvateev, Susanna Zatti, autori: Josep de Ribera, Francisco de Zurbáran, Murillo, Pereda, Diego Velázquez

Notizia segnalata dal sito web: http://www.exibart.com

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postato da: DianeDiPrima alle ore novembre 10, 2009 22:51 | Permalink | commenti
categoria:attualità, pavia
lunedì, 09 novembre 2009

 

Quando le parole non bastano

misty

Fotografia DianeDiPrima

 

 

Theodoros Angelopoulos 

Paesaggio nella Nebbia" di Theo Angelopoulos. Un film emozionale accompagnato dalla stupenda musica di Eleni Karaindrou. In questa scena l'albero è protagonista così come nell'estetica cinematografica di Angelopoulos. In ogni suo film gli alberi (spesso platani dalla corteccia screpolata) entrano a far parte insieme ai suoi personaggi per drammatizzare le sue storie.


THE DUST OF TIME

 


 



°°°°°°


 
 
Tengiz Abuladze (Natvris khe, 1976), Theo Angelopoulos (Topio stin omichli, 1988), Michelangelo Antonioni (Il deserto rosso, 1964; L'eclisse, 1962), Ingmar Bergman
 

L'undicenne Voula ed il fratellino Alexandros di cinque anni si allontanano dalla propria casa, situata ad Atene in un quartiere popolare, per raggiungere il presunto padre emigrato in Germania. Saliti di nascosto su di un treno e presto fatti scendere dal personale, i due fratelli, a piedi, continuano un viaggio che si presenta interminabile sotto pioggia, neve e vento, sempre tenendosi per mano. Nel loro peregrinare incontrano dapprima il giovane Oreste, membro di una compagnia di teatranti, che gira la Grecia su di un autobus fatiscente con mille incertezze di piazze e di guadagni; poi un camionista che violenterà Voula; infine un soldato il quale, stupito per la richiesta di denaro fatta dalla ragazza con sfrontatezza ed innocenza ad un tempo, dà a Voula i soldi per i biglietti del treno senza pretendere nulla. Raggiunta la frontiera costeggiata da un fiume, con una provvidenziale barca, in una notte nebbiosa, varcano il confine. Sono in Germania, finalmente, e, all'alba, corrono ad abbracciare un grande albero: per loro è come un padre.

postato da: DianeDiPrima alle ore novembre 09, 2009 09:42 | Permalink | commenti (11)
categoria:film, arte, fotografia
domenica, 08 novembre 2009

gianni_berengo_gardin_venice_1959_sqlarge

Come ti ho promesso ogni tanto ti scrivo,cosi’, per parlarti un po’ di me,di quello che mi passa per la testa.

Ma perchè non ne parli con qualche tua amica, mi diresti tu.

Ne sono certa.

Sai ,non è facile parlare con una persona qualunque di cui non ti fidi del tutto.

Io ,di te mi fido.

Dunque,non è facile.

Pensavo l’altro giorno che qualcosa devo aver sbagliato.
Mi chiedevo quale fosse quell’evento scatenante che ha portato la mia vita ad essere così, non diciamo difficile, ma perlomeno poco facile.
Scavando nella mia adolescenza, nella mia infanzia, nei nove mesi di gravidanza di mia madre (P.S.: ciao mamma), sono giunta alla fase del mio concepimento.
E lì ,ho sentito una una musica.
My old Flame. Di Charlie Parker.
Ecco la spiegazione di tutto: la mia evidente estraneità da questo patinato mondo deriva dal fatto che, mentre i miei amici sono stati concepiti con il sottofondo musicale di SuperTramp, Abba, BeeGees e cose così, la mia primordiale cellula è stata generata al ritmo sincopato del jeezzz.

postato da: DianeDiPrima alle ore novembre 08, 2009 22:51 | Permalink | commenti (22)
categoria:amore, riflessioni
domenica, 08 novembre 2009
Per un disguido di Splinder in questi giorni non si possono effettuare varianti sui post.
In poche parole non è funzionante il tasto "EDITA"
Per questo motivo se volete togliere la musica di fondo dovete cliccare sul seguente link:
http://dianediprima.splinder.com/post/21641227/Paesaggio+nella+nebbia

ed interrompere l'ascolto del video.

Un abbraccio a tutti.


postato da: DianeDiPrima alle ore novembre 08, 2009 14:11 | Permalink | commenti (1)
categoria:attualità
sabato, 07 novembre 2009

Uccidiamo il chiaro di luna .

E' una citazione di uno scritto Futurista di Marinetti del 1909 , in breve, egli individuava nella vita lussuriosa, agiata e gaudente derivante dal pacifismo, dalla neutralità, il motivo della decadenza di una civiltà, tutto questo ben simboleggiato da romantiche immagini di chiari di luna .

Ma io dico:

 

NON UCCIDIAMO IL CHIARO DI LUNA

 

Lasciamoci trasportare dai sogni.

Inevitabilmente ci troveremo a cercare un po' di pace dinanzi ad un chiaro di luna.

Come fece Alda Merini con questa Poesia:

Canto alla Luna

La luna geme sui fondali del mare,
o Dio quanta morta paura
di queste siepi terrene,
o quanti sguardi attoniti
che salgono dal buio
a ghermirti nell’anima ferita.
La luna grava su tutto il nostro io
e anche quando sei prossima alla fine
senti odore di luna
sempre sui cespugli martoriati
dai mantici
dalle parodie del destino.
Io sono nata zingara, non ho posto fisso nel mondo,
ma forse al chiaro di luna
mi fermerò il tuo momento,
quanto basti per darti
un unico bacio d’amore.

ALDA MERINI

 

Oppure  Walt Disney con queste immagini bellissime con un sottofondo musicale meraviglioso:

  

Io nel mio piccolo, sogno un chiaro di luna nelle giornate come oggi,un po' uggiose e malinconiche.

Ma non c'è niente di male ,cercherò in altri modi di andare contro le leggi dell'ozio e del riposo.

 Non voglio ucidere il mio personale chiaro di luna!

 


postato da: DianeDiPrima alle ore novembre 07, 2009 18:51 | Permalink | commenti (8)
categoria:sogni
sabato, 07 novembre 2009

 
 

La recessione

(traduzione in italiano di P.P. Pasolini)

Vedremo calzoni coi rattoppi; tramonti rossi su borghi vuoti di motori e pieni di giovani straccioni tornati da Torino o dalla Germania.

I vecchi saranno padroni dei loro muretti come di poltrone di senatori; i bambini sapranno che la minestra è poca, e quanto vale un pezzo di pane.

La sera sarà nera come la fine del mondo, di notte si sentiranno solo i grilli o i tuoni; e forse, forse, qualche giovane (uno dei pochi giovani buoni tornati al nido)

tirerà fuori un mandolino. L’aria saprà di stracci bagnati. Tutto sarà lontano. Treni e corriere passeranno di tanto in tanto come in un sonno.

Le città grandi come mondi saranno piene di gente che va a piedi, coi vestiti grigi e dentro gli occhi una domanda, una domanda che è,

magari, di un po’ di soldi, di un piccolo aiuto, e invece è solo di amore. Gli antichi palazzi saranno come montagne di pietra, soli e chiusi, com’erano una volta.

Le piccole fabbriche sul più bello di un prato verde, nella curva di un fiume, nel cuore di un vecchio bosco di querce, crolleranno

un poco per sera, muretto per muretto, lamiera per lamiera. I banditi (i giovani tornati a casa dal mondo così diversi da come erano partiti)

avranno i visi di una volta, coi capelli corti e gli occhi di loro madre, pieni del nero delle notti di luna - e saranno armati solo di un coltello.

Lo zoccolo del cavallo toccherà la terra, leggero come una farfalla, e ricorderà ciò che è stato, in silenzio, il mondo e ciò che sarà.

 
Non aggiungo altro
il testo parla da solo
postato da: DianeDiPrima alle ore novembre 07, 2009 08:31 | Permalink | commenti (4)
categoria:poesie, sulla via di damasco
mercoledì, 04 novembre 2009

03112009202803crocifisso-aulaNon credo sia giusto.

Credo che il rispetto verso tutti i valori cominci proprio dal rispetto verso i nostri stessi valori.

Se crediamo che il crocifisso disturbi tutti i bimbi di altre religioni,non rispettiamo la nostra religione.

Io ho avuto una prova reale di questo sentimento.

Avevo un'azienda qualche anno fa ed avevo un dipendente di origini albanesi .

Musulmano,ateo ,forse neppure lui sapeva quale fosse la sua religione.

L'unica cosa che si sentiva di fare era fermarsi dinanzi al crocifisso che avevo nel mio ufficio e bestemmiare.

Io purtroppo ho capito che è bello dare ospitalità a tutti ,ma ho capito anche che bisogna essere in grado di farci rispettare, a partire dal rispetto verso la nostra religione .



postato da: DianeDiPrima alle ore novembre 04, 2009 07:47 | Permalink | commenti (15)
categoria:riflessioni, attualità, freedom